Fratelli di san Francesco

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In cinquant’anni si è passati da forme assillanti di scrupolo sulla «bella virtù» alle più spregiudicate esperienze sessuali, slegandole completamente da ogni riferimento morale. Nel discernimento non si tratta solamente di valutare l’autocontrollo del giovane (una persona bloccata sessualmente da inibizioni psicologiche  - ma desiderosa di gratificazioni erotiche non è “libera”, quindi non può essere “casta”), ma anche di conoscere la sua mentalità (qualcuno potrebbe considerare la castità come un disvalore e una frustrazione, che è disposto a “subire” pur di raggiungere l’obbiettivo della consacrazione).
    E’ realisticamente doveroso rendersi conto delle possibili conseguenze che possono avere sull’equilibrio sessuale dei giovani le sempre più accessibili opportunità di fruizione della pornografia (stampa, chat-line telefoniche, canali televisivi satellitari o a pagamento, Internet) e della prostituzione di ogni tipo. Con sensibilità e tatto, ma anche con serena chiarezza, devono essere messe in luce eventuali problemi ed esperienze del passato; bisogna ricordare che l’assoluzione sacramentale cancella il peccato dell’anima, ma non le sue conseguenze sulla psiche.
MASTURBAZIONE «E’ molto spesso espressione di autonomia, altre volte è sfogo narcisista o espressione di rancore o reazione a sensazioni d’inferiorità»6. «altre volte, il giovane, pressato dalle richieste provenienti dall’ambiente, si ritaglia un “pezzo” di spazio per potersi dire, sempre a livello inconscio, “qui comando io”, “questo spazio é tutto per me…”. Se comunque si dovesse presentare come fenomeno non evolutivo (cioè non “transitorio” verso una riduzione progressiva, ma “compulsivo e deterministico” nella forma di una dipendenza incontrollabile: ndr), come segno di un disturbo profondo della personalità o di fissazione alla sessualità infantile, essa si pone come problema evolutivo rilevante. Va comunque verificata la causa motivazionale e il contesto emotivo»7.
OMOSESSUALITA’  Grande clamore ha suscitato la pubblicazione di un documento specifico sulla delicata questione8. E’ indispensabile leggere attentamente il testo, che costituisce il punto di arrivo di un lungo e accurato approfondimento interdisciplinare dell’argomento. Ecco una sintesi del documento:
     La Chiesa distingue tra “atti” omosessuali e “tendenze” omosessuali. Gli atti sono intrinsecamente immorali, giudicati peccati gravi dalla Sacra Scrittura e non possono essere approvati in nessun caso. Per quanto riguarda le tendenze, il documento della Congregazione mette in luce due aspetti: da un lato, queste persone vivono una prova e devono essere accolte con rispetto e delicatezza, evitando ogni marchio di ingiusta discriminazione; dall’altro, quando profondamente radicate, queste tendenze «sono oggettivamente disordinate». Questo passaggio del documento non allude a un giudizio morale di colpevolezza, ma afferma che la tendenza omosessuale produce delle conseguenze sulla personalità che sono obiettive, pur essendo comunque superabili e vincibili nel tempo. Il documento assume una posizione molto precisa a riguardo dei criteri di ammissibilità al sacerdozio (validi anche per l’ammissione alla professione religiosa). Senza nulla togliere al rispetto dovuto a tutte le persone, la Chiesa non può ammettere al Seminario (e alla vita consacrata per ovvie affinità di situazione) coloro che: a) praticano l’omosessualità; b) presentano tendenze omosessuali profondamente radicate; c) sostengono la cosiddetta cultura gay. Circa il primo punto non c’è bisogno di alcun commento. Per quanto riguarda il terzo punto, coloro che sostengono le istanze di tipo giuridico ed ecclesiale della lobby omosessuale, che teorizzano la “normalità” di questa condizione, che invitano gli omosessuali a perseverare in atti oggettivamente immorali, persone di questo tipo sono incompatibili con il sacerdozio (e con la vita consacrata) perché tradiscono radicalmente il Magistero. Per quanto riguarda invece il secondo punto, riguardante le «tendenze», il discorso è molto più complesso: di per sé il documento si limita a stabilire che le persone interessate devono dimostrare di avere superato il problema almeno tre anni prima dell’ordinazione diagonale: resta sottinteso che il tutto deve essere stato preceduto da una corretta diagnosi del disturbo e da una appropriata terapia9; per prevenire decisioni precipitose o approssimative occorre precisare bene che cosa si intende per tendenze omosessuali “profondamente radicate”. Può essere utile la distinzione di Ovesey tra omosessualità aperta e falsa omosessualità. Nella prima il motivo fondamentale di attrazione per una persona dello stesso sesso è la gratificazione sessuale, e secondari sono i motivi della dipendenza affettiva e del potere (dominio). In tal caso il desiderio sessuale è impersonale (non c’è “innamoramento” per un preciso individuo ma solo “pulsione” sessuale per ogni occasionale incontro). Nella falsa omosessualità la situazione si inverte: al centro c’è il bisogno di gratificare la dipendenza affettiva da una determinata persona e di esercitare su di essa il dominio; solo poi – e non necessariamente – il legame assume una colorazione sessuale. E’ in questa fase di transizione che si inserisce la strategia dei gruppi di pressione omosessuale, convincendo gli insicuri a “liberare” i loro desideri e a gratificare anche sessualmente la loro affettività: così molti casi di falsa omosessualità vengono spinti a intrupparsi nelle lobby gay o a vivere privatamente, senza inibizioni di sorta, la loro condizione (è il fenomeno a cui assistiamo: i pochi veri omosessuali, entrati nel mondo della politica e della cultura, sono riusciti a catturare moltissimi “non” omosessuali per sostenere la loro causa). Spesso poi non si tratta altro che di una forma di nevrosi, nata per esempio da un senso di inferiorità estetica: nel continuo ansioso confronto con persone dello stesso sesso più avvenenti, si sveglia una sorta di invidia – il desiderio di “abitare” un corpo come il loro – che viene angosciosamente percepita – in modo errato – come desiderio di possedere sessualmente quel corpo:«l’omosessualità è a volte più un problema di identità che non di devianza sessuale, o ricerca di sé nell’altro “uguale a sé, ma non dimentichiamo che di frequente è solo paura di essere omosessuale, semplicemente perché si hanno fantasie o pensieri ossessivi in tal senso o perché non si è secondo quel modello di conquistatore (o dongiovanni) sottolineato da certa cultura attuale, sottilmente circolante anche negli ambienti delle comunità religiose»10. La “tendenza omosessuale profondamente radicata” è invece una condizione “strutturale” della persona, formata, durante l’infanzia, nel rapporto di mancata identificazione con il genitore dello stesso sesso; nel processo evolutivo poi l’errore si è consolidato nell’autocoscienza e, a volte, rafforzato in esperienze sessuali di “verifica”, dalle quali in seguito può essersi sviluppata l’abitudine comportamentale dell’omosessualità aperta. In questo caso le probabilità di successo di una psicoterapia di recupero sono ovviamente più scarse, come pure è difficile escludere che possano verificarsi delle ricadute in un ambiente monosessuato come quello di una comunità religiosa. Comunque, al di là  della più o meno profonda collocazione della tendenza, il Magistero indirizza il discernimento alla verifica del “senso di responsabilità” e quindi del “grado di libertà” (conoscere e governare desideri e motivazioni alla luce dei valori) che il candidato dimostra: «…si offrirà ai futuri religiosi la possibilità di una riflessione sul ruolo della sessualità nel disegno divino di creazione e di salvezza. In questo contesto si esporranno e si comprenderanno le ragioni che giustificano il fatto di scartare dalla vita religiosa quelle e quelli che non giungeranno a padroneggiare le tendenze omosessuali e che pretendessero di poter adottare una terza via vissuta come uno stato ambiguo tra il celibato e il matrimonio»11.
PEDOFILIA ED EFEBOFILIA «Particolare attenzione e rigore di discernimento si deve avere con coloro che provano in sé tendenze pedofile o efebofile, sia omosessuali, sia eterosessuali, indipendentemente dal fatto che abbiano determinato comportamenti conseguenti. Anche se omosessualità e pedofilia non sono realtà identiche, un dubbio consistente di una possibile evoluzione della personalità in tal senso è sufficiente per la non ammissione. Alcuni segni che vanno in tale direzione potrebbero essere, ad esempio, fantasie ricorrenti su questo tema, tentativi sistematici di gratificazione indiretta e compensativa attraverso strumenti impersonali (pornografia o ricerca di particolare siti Internet), coinvolgimenti possessivi anche se in apparenza sessualmente innocui verso bambini e/o adolescenti, curiosità morbose e insistenza immotivata a raccogliere le loro confidenze sessuali e affettive, abuso della spontanea identificazione dell’adolescente con figure più adulte. In tali casi anche la semplice tendenza diverrebbe segnale negativo. Particolarmente delicata è la situazione di chi fosse stato nella sua infanzia o dopo, vittima di abusi sessuali. In tal caso i segnali ora menzionati risulterebbero ancor più eloquenti e indicativi; sembra, infatti, che la vittima, specie se non aiutata a integrare il trauma subito, tenda a ripetere su altri quanto da essa subito, proiettandosi nell’aggressore (secondo Groth, che ha studiato a fondo il problema, il 30% dei bambini abusati diverrà pedofilo. Comunque è da pensare che il restante 70% porterà in qualche modo lungo tutta la vita il peso dell’abuso, sempre se non viene aiutato). D’altro canto va evitato ogni fatalismo interpretativo di marca freudiana, per cui i traumi infantili debbano per forza determinare la vita adulta e va piuttosto usata ogni attenzione per aiutare queste persone e non penalizzarle ulteriormente»12.
ETEROSESSUALITA’ La tendenza eterosessuale è inscritta nella natura ed esprime il normale orientamento psico-affettivo della persona. Il problema si presenta quando il candidato alla vita consacrata non sa vivere con equilibrio i contatti con persone dell’altro sesso: le percepisce come possibili partners, prova un compulsivo desiderio di gratificazione erotica, cerca più o meno inconsciamente le occasioni di approccio – anche se motivate esteriormente da giustificazioni legittime di carattere pastorale -, assume atteggiamenti (sguardo, tono di voce, pose) sottilmente ammiccanti, ecc. Tutto ciò è in aperta contraddizione con l’impegno fedele e perseverante nella castità consacrata. A volte il problema deriva da esperienze eterosessuali precoci vissute all’insegna dell’esclusiva gratificazione genitale: relazioni immature, impersonali e ripetitive, non di rado ricorrendo alla prostituzione: «E’ sempre meno raro trovare, tra i candidati alla vita religiosa, giovani che non abbiano fatto esperienze infelici in questo campo»13. A volte derivano da una immaturità adolescenziale, che fa risiedere la stima di sé nell’ammirazione delle persone dell’altro sesso. «Le esperienze eterosessuali, infine, spesso nascondono un bisogno di dipendenza e ricerca della madre (per l’uomo, e del padre per la donna: ndr), o bisogno di dominazione o fuga dalla solitudine o tendenza a cercare compromessi o facili compensi, o dubbio radicale circa la propria amabilità (a rendere negativa la prognosi è il fatto che l’individuo abbia stabilito questo tipo di rapporto e coinvolgimento sessuale con più persone. Ciò indicherebbe una generale debolezza psichica e instabilità nelle relazioni). Molte crisi affettive successive o attaccamenti e innamoramenti hanno alla loro origine non tanto una pulsione genitale in cerca di appagamento, quanto piuttosto un’identità precaria e uno scarso senso della propria amabilità non abbastanza rilevati  e risolti a suo tempo»14.

    Al termine di questo paragrafo è utile segnalare alcune disposizioni vincolanti del Magistero, che obbligano i formatori ad agire con forte senso di responsabilità:
I candidati alla professione della castità non abbraccino questo stato, né siano ammessi, se non dopo una prova veramente sufficiente e dopo che sia stata da essi raggiunta una conveniente maturità psicologica e affettiva15.

Su questi temi si vedano le Normae quaedam de agendi ratione confessariorum circa sextum Decalogi praeceptum, emanate il 16 maggio 1943 dalla allra Suprema Congregazione del Sant’Uffizio, ora Congregazione per la Dottrina della fede, che, pur così lontane nel tempo, permangono attualissime. Analogamente, non solo a motivo del sigillo sacramentale, ma anche per la necessaria distinzione tra il foro sacramentale e la responsabilità giuridica e pedagogica dei formatori al sacerdozio e alla vita religiosa, lo stato di coscienza rivelato nella confessione non può e non deve essere trasferito nella sede decisionale canonica del discernimento vocazionale; ma come è chiaro, al confessore dei candidati al sacerdozio (e alla professione religiosa: ndr) incombi il gravissimo obbligo di dissuadere, con ogni energia, dal proseguire verso di esso, coloro i quali nella confessione dimostrano di essere privi delle necessarie virtù (il che vale in specie in rapporto al possesso della castità, indispensabile per l’impegno celibatario) o del necessario equilibrio psicologico, o, infine, della sufficiente maturità del giudizio16.

L’esperienza insegna.


6 A. CENCINI, Vita consacrata, S. Paolo 1994, p. 152

7 E. FORTUNATO, Discernere con Francesco d’Assisi, Padova 1997, p. 223

8 CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alla persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri, 4 novembre 2005.

9 E’ uno dei problemi che può essere affrontato con l’aiuto delle scienze umane, come dimostra l’esperienza clinica degli psicoterapeuti Nicolosi e Van Den Aardweg, tradotta anche nella pubblicazione di libri come: OBIETTIVO CHAIRE, ABC per capire l’omosessualità, San Paolo 2005 (con ampia bibliografia e siti Internet); G. Van Den Aardweg, Omosessualità e speranza. Terapia & guarigione nell’esperienza di uno psicologo, Ares 1995; IDEM, Una strada per il domani, Guida all’(auto)terapia dell’omosessualità, Città Nuova 2004; J. Nicolosi, Omosessualità maschile: un nuovo approccio, Sugarco 2002. 

10 A. CENCINI, Vita consacrata, San Paolo 1994, pp. 152-153; IDEM, Quando la carne è debole, Paline 2004, pp. 45-46 (omoerotismo e falsa omosessualità)

11 Potissimum Institutioni, 2 febbraio 1990, n. 39; il già citato documento della “Pontificia Opera per le vocazioni ecclesiastiche” fa, a questo proposito, una puntualizzazione chiarificatrice che rende ancor più delicato e impegnativo il compito del discernimento: «la raccomandazione dell’istruzione (…) Potissimum Institutioni [è quella di]» scartare circa l’omosessualità, non quelli che hanno tali tendenze, ma”quelli che non giungeranno a padroneggiare tali tendenze”, anche se quel “padroneggiare” va inteso – riteniamo – in senso pieno, non solo come sforzo volitivo, ma come libertà progressiva nei confronti delle tendenze stesse, nel cuore e nella mente, nella volontà  e nei desideri»: Nuove vocazioni per una nuova Europa, 8 dicembre 1997, Nota 1. Si deve trattare, quindi, di vero ri-orientamento. A. CENCINI, Quando la carne è debole, Paline, Milno 2004, pp. 50-65

12 A. CENCINI, Quando la carne è debole, pp. 65-66

13 Potissimum Institutioni, 2 febbraio 1990, n. 88: cfr. la citazione più ampia nella nota 2 di questa relazione

14 A. CENCINI, Vita consacrata, San Paolo 1994, p. 153

15 Perfctae caritatis 12; cfr. Potissimum Institutioni 39a

16 GIOVANNI PAOLO II, Discorso alla Penitenzieria Apostolica, 20 marzo 1998. Questo «gravissimo obbligo» per il confessore è ribadito nella Istruzione…riguardo alle persone con tendenze omosessuali, 4 novembre 2005, n. 3

 

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