Fratelli di san Francesco

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1.2 Indagine sulla realtà giovanile attuale

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Sarebbe un grave errore pensare che la realtà giovanile attuale sia sostanzialmente identica a quella di quarant’anni fa: sia quanto a numero di membri, sia quanto a cultura, mentalità e religiosità. Per non correre il rischio di conclusioni parziali e riduttive, occorre esaminare la concretezza della situazione.
Oggi le famiglie hanno mediamente, in Europa, un figlio e mezzo (il valore medio riassume le diverse percentuali); il tenore di vita è molto elevato; la scolarizzazione si è considerevolmente prolungata; il mondo del lavoro è in difficoltà provocando una forte disoccupazione giovanile. La famiglia è molto in crisi, aggredita non solo dalle spinte disgregatrici del divorzio, ma anche dalla corrosione distruttiva  della cultura relativista che promuove i modelli alternativi  delle «coppie di fatto». L’istruzione e la formazione religiosa sono totalmente delegate alla parrocchia, mentre  nella scuola – per un senso di «par condicio» politicamente corretta nei confronti di tutte le religioni (ateismo compreso) – l’ora di religione tende a trasformarsi in una generica discussione su argomenti di etica. Le sette religiose si sviluppano e si susseguono con un ritmo decennale: dopo gli Hare Krishna degli anni settanta, Scientology negli ottanta, New Age nei novanta, oggi riemerge un cristianesimo a cui sono stati amputati dogmi e comandamenti e invece allegati presunti Vangeli apocrifi e il famoso “Codice da Vinci”; ora si sta preparando la diffusione di una religiosità magica-esoterica (Harry Potter).
Il germe della vocazione si sviluppa quindi in giovani che hanno molte esperienze e molte idee, ma poca conoscenza dei fondamenti dottrinali e del vissuto cristiano: il Cardinale Dannel, in un’intervista, affermava il dubbio che, per molti ragazzi aspiranti al seminario, l’Ascensione fosse il primo viaggio dell’uomo nello spazio…
Nel 2002 il CENSIS ha sviluppato un’inchiesta ,  di cui «La civiltà cattolica» ha presentato una sintesi ; stralciando alcuni dati, emerge che:    
       
in due terzi dei giovani di oggi  non c’è nessun bisogno di Dio o, come si esprime l’inchiesta, nessun «bisogno di trascendente», nell’altro terzo c’è una grande varietà di atteggiamenti: si va da un 46% che prega (cioè  meno del 30% del totale: ndr) a un modestissimo 9,9% che partecipa ai riti religiosi-cattolici, protestanti- (cioè circa il 3% del totale!: ndr) […]. Si va da un 24,1% che segue discipline orientali di rilassamento e pratica la «meditazione» (buddista?) a un 74% che soddisfa il suo bisogno di trascendente con: l’amore degli altri (26,7%), l’ascoltare musica (16,2%), la contemplazione della natura (14,2%) e con la lettura (17%). […] E’ assai rilevante il fatto che la grande maggioranza dei giovani d’oggi viva nel «presente», nel senso che è soddisfatta di quello  che è oggi e di quello che ha: vive quindi nella serenità, ma anche ha pochi progetti per il futuro, né desidera  impegnarsi per elaborare un proprio progetto di vita che valga «per sempre»; non ha cioè molta voglia di crescere  e di assumere responsabilità «definitive». […]. In conclusione l’appiattimento dei giovani sul presente comporta che essi privilegino, su tutti i piani, le relazioni corte e di immediata fruibilità in confronto agli investimenti, sia affettivi, sia culturali, sul futuro: vivono cioè in maniera «episodica», staccati sia dal passato, che la grande maggioranza dei giovani ignora, sia dal futuro, che si tende a non progettare, per l’impegno che una tale progettazione richiede e per l’incertezza che il futuro porta con sé.
[…] la famiglia – (…) nella maggior parte dei casi – spesso non è comunità educante, (…) per i più diversi motivi: per il fatto che i due genitori lavorano, i bambini vengono lasciati in altre mani; per tenerli buoni, molti genitori non fanno mancare nulla ai loro figli e li accontentano in tutto, in tal modo disabituandoli al sacrificio e alla rinuncia e facendo nascere in loro la convinzione di poter avere   «tutto e subito»; in molte famiglie ci sono genitori divisi, separati, divorziati: fatti, questi, estremamente dolorosi e diseducativi per i figli, i quali non possono avere del matrimonio un’idea assai negativa e non certo tale da far loro desiderare di mettersi sulla via del matrimonio fondato sull’amore «per sempre», che sembrerà loro utopico e irrealizzabile (e, per la specularità esistente tra matrimonio e vita religiosa, anche quest’ultima viene svalutata: ndr).

Nella descrizione del CENSIS emerge un dato piuttosto inquietante che purtroppo, conferma puntualmente un’indagine condotta precedentemente dalla Pontificia Università Salesiana, di cui ancora  «La civiltà cattolica» ha pubblicato una sintesi interessante. Facendo riferimento  a una delle tre prospettive prese in esame (a: la provocazione della morte; b: la via dell’amore; c: il confronto con gli altri come dialogo-servizio) emerge tra le 112 storie di vita analizzate – che

La via dell’amore (…) risulta piuttosto debole (…).
Nel senso che l’esperienza di un amore veramente incondizionato non risulta vissuta o perlomeno percepita a livello cosciente dalla maggioranza di adolescenti e giovani presenti nella ricerca. Le poche esperienze di amore incondizionato raccontate nelle storie di vita giovanili riguardano genitori e amici, la ragazza o il ragazzo, sacerdoti e religiosi che aiutano persone sofferenti o emarginate. Anche le controtestimonianze non sono molte e vengono riferite esclusivamente da adolescenti. Così, uno di loro percepisce l’amore dei genitori come non gratuito, in quanto prodotto secondo lui, dalle leggi di sopravvivenza della specie, mentre in un altro la controtestimonianza è prodotta dallo scarso amore reciproco mostrato dai cristiani incontrati.
Questa scarsa presenza di amore incondizionato nel vissuto di giovani e adolescenti rivela indubbiamente l’accennata indifferenza che permea l’odierna relazione tra mondo giovanile e adulto e che, secondo i ricercatori, deve essere contestualizzata nella fase tardo-moderna della società, la cui deriva indifferentista se non proprio nichilista – caratterizzata da pensiero debole, valori bassi, appartenenze corte e religiosità molto soggettiva – influisce pesantemente sulle nuove generazioni e costituisce per gli educatori la sfida principale da affrontare in tempi brevi e con metodi nuovi.

E’ inquietante che la nuova generazione di giovani, pur rimanendo parcheggiata a lungo nella famiglia – da cui riceve abbondanti aiuti materiali ed economici – si senta “poco amata” spesso proprio dai genitori: non che manchi l’amore in se stesso, quanto invece manca la «cura», la «attenzione», la «espansività affettiva». I giovani sono generalmente molto sensibili e critici nel rilevare la carenza di carità in famiglia, in parrocchia o in una comunità religiosa: per questo motivo è più che mai importante convincersi – nella testimonianza vocazionale comunitaria – che

più intenso è l’amore fraterno, maggiore è la credibilità del messaggio annunciato (…). La vita fraterna è altrettanto importante quanto l’azione apostolica.  

L’analisi condotta con criteri di oggettività dal CENSIS e dalla UPS rivela i molti problemi e ostacoli che i giovani di questa generazione avvertono sia in se stessi che nell’ambiente circostante: non ultimo lo scarso apprezzamento nei confronti della consacrazione religiosa , a partire proprio dalle persone affettivamente e pedagogicamente più vicine ai giovani e alle giovani che scoprono tale vocazione; è un fenomeno che già nel fatidico ’68 la Chiesa segnalava con preoccupazione:

Laddove questo ambiente familiare ha conservato o ritrovato una reale qualità cristiana, le vocazioni continuano a sbocciare ; ma questa non è più la situazione comune. E perfino non è raro che la famiglia cominci ad essere il principale ostacolo non solo per lo sviluppo e il discernimento di una vocazione, ma anche per la sua realizzazione .

Riflettendo con realismo sui dati raccolti si può comprendere come la crisi attuale delle vocazioni sia un fenomeno complesso, legato a molti fattori: denatalità, secolarizzazione, relativismo etico, sincretismo religioso, sgretolamento della famiglia. Indubbiamente non si può escludere l’incidenza negativa di alcune ombre nella testimonianza dei religiosi:

Accanto allo slancio vitale, capace di testimonianza e di donazione fino al martirio, la vita consacrata conosce anche l’insidia della mediocrità nella vita spirituale, dell’imborghesimento progressivo e della mentalità consumistica.
La complessa conduzione delle opere, pur richiesta dalle nuove esigenze sociali e dalle normative degli stati, insieme alla tentazione dell’efficientismo e dell’attivismo, rischiano di offuscare l’originalità evangelica e di indebolire le motivazioni spirituali.

L’evidente insidia degli ostacoli esterni e la consapevolezza ei propri limiti possono indurre le comunità religiose ad un certo pessimismo o ad un eccessivo senso di colpa:

Questa situazione di difficoltà mette alla prova le persone consacrate che talvolta si chiedono: abbiamo forse perduto la capacità di attirare nuove vocazioni? E’ necessario avere fiducia nel Signore Gesù, che continua a chiamare alla sua sequela, ed affidarsi allo Spirito Santo, autore e ispiratore dei carismi della vita consacrata.

Anziché affievolirsi, è necessario che si ravvivino l’entusiasmo e la gioia spirituale dei consacrati:

La gioia di appartenergli [a Cristo] per sempre è un incomparabile frutto dello Spirito Santo, che voi avete già assaporato. Animati da questa gioia, che Cristo vi conserverà anche in mezzo alle prove, sappiate guardare con fiducia all’avvenire. Nella misura in cui si irradierà dalle vostre comunità, questa gioia sarà per tutti la prova che lo stato di vita da voi scelto vi aiuta, attraverso la triplice rinuncia della vostra professione religiosa,  a realizzare la massima espansione della vostra vita nel Cristo. Guardando a voi e alla vostra vita, i giovani potranno capir bene l’appello che Gesù non cesserà mai di far risuonare in mezzo a loro  (cfr. Mt 19, 11-12; 1 Cor 7,34). Il Concilio infatti ve lo ricorda: «L’esempio della vostra vita costituisce la migliore raccomandazione dell’Istituto ed il più efficace invito ad abbracciare la vita religiosa» (PC 24)10.

Tale testimonianza di gioia costituisce una grandissima attrazione verso la vita religiosa, una fonte di nuove vocazioni e un sostegno nella perseveranza. E’ molto importante coltivare questa gioia nella comunità religiosa: il superlavoro la può spegnere, lo zelo eccessivo per alcune cause la può far dimenticare, il continuo interrogarsi sulla propria identità e sul proprio futuro la può annebbiare11.

Anche se abbiamo la scoraggiante impressione che le nostre reti rimangano inesorabilmente vuote, non dobbiamo dimenticare l’invito di Gesù a “prendere il largo” e a “gettarle” con fiducia (Lc 5,4), spinti anche dall’esortazione che papa Giovanni Paolo II ha tratto da questo episodio per introdurre la Chiesa nel terzo millennio cristiano12. Per questo motivo non dobbiamo lasciarci intimorire dalle apparenze e indebolire nella speranza:

Le nuove situazioni di scarsità vanno perciò affrontate con la serenità di chi sa che a ciascuno è richiesto non tanto il successo, quanto l’impegno della fedeltà.  Ciò che si deve assolutamente evitare è la vera sconfitta della vita consacrata, che non sta nel declino numerico, ma nel venir meno dell’adesione spirituale al Signore e alla propria vocazione e missione. Perseverando fedelmente in essa, si confessa invece con grande efficacia anche di fronte al mondo, la propria ferma fiducia nel Signore della storia, nelle cui mani sono i tempi e i destini delle persone, delle istituzioni, dei popoli, e dunque le attuazioni storiche dei suoi doni. Le dolorose situazioni di crisi sollecitano le persone consacrate a proclamare con fortezza la fede nella morte e risurrezione di Cristo, per divenire segno visibile del passaggio dalla morte alla

CENSIS, I giovani lasciati al presente, Milano, Franco Angeli, 2002

GIUSEPPE DE ROSA, «Giovani lasciati al presente», A proposito di una inchiesta sui giovani italiani, «La civiltà cattolica» 2002 III, quad. 3654 (21 settembre 2002), pp. 488-500.

Piersandro VANZANI S.I., L’eseperienza religiosa giovanile, «La civiltà cattolica», 1999 I, quaderno 3567 (6 febbraio 1999), pp 252-262

La vita fraterna in comunità, 2 Febbraio 1994, n. 55

«Non possiamo (…) ignorare che la vita consacrata, a volte, non sembra tenuta in debita considerazione, quando non vi è addirittura una certa sfiducia nei suoi confronti. (…) L’impressione che alcuni possono avere di un calo di stima da parte di alcuni settori della Chiesa per la vita consacrata, può essere vissuta come un invito a una purificazione liberatrice»: Ripartire da Cristo, 19 maggio 2002, nn. 12-13

Synodi episcpalis, 23 maggio 1968, Allegato II: EV S!, n.187

Ripartire da Cristo, n. 12

Vita consecrata, 25 marzo 1996, n. 64

10 Evangelica testificatio, 29 giugno 1971, n. 55

11 La vita fraterna in comunità, 2 febbraio 1994, n. 28

12 Novo millennio ineunte, 6 gennaio 2001, n. 1

 

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