Fratelli di san Francesco

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2.2 Generosità

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Il documento sulla formazione negli Istituti di vita consacrata elenca alcune delle qualità che gli educatori dovrebbero possedere:

disponibilità di tempo e buona volontà per dedicarsi alla cura personale dei singoli candidati e non soltanto del gruppo (…), serenità interiore, disponibilità, pazienza, comprensione e un vero affetto per coloro che sono stati affidati alla responsabilità pastorale dell’educatore5.

Senza queste caratteristiche la formazione perderebbe il suo compito di trasmissione vitale del patrimonio di grazie e santità dell’Istituto e, ancora più direttamente, della esperienza stessa dell’educatore: finirebbe per ridursi a una formale istruzione sugli usi e consuetudini della comunità senza comunicare il valore autentico della vocazione e la ricchezza della vita di consacrazione. Non si può sfuggire alla tentazione della routine, ma la si deve combattere e vincere con il sincero impegno a rendere sempre più sicura la propria vocazione (2 Pt 1,10), per darne testimonianza nello slancio generoso della fatica di educare. I formatori non devono mai annoiarsi del loro compito, né devono abituarsi ripetitivamente all’attività formativa: ci deve essere un perenne «entusiasmo», nella certezza di imparare da ciò che si insegna e di ricevere da ciò che si dona:

Se ci  infastidisce ripetere spesso cose banali e infantili, uniamoci ad essi [i principianti] con amore fraterno, paterno e materno, e uniti ai loro cuori anche a noi sembreranno cose nuove. Tanto infatti può il sentimento dell’animo solidale, che quando quelli si lasciano influenzare da noi che parliamo e noi da loro che imparano, abitiamo l’uno negli altri: così è come quelli dicessero a noi ciò che ascoltano e noi imparassimo da loro ciò che insegniamo.  Non accade forse di solito che, quando mostriamo, a chi non li ha mai visti prima, luoghi belli e ameni, di città o di campagna – che noi, avendoli già visti, attraversiamo senza alcun interesse – si rinnovi il nostro piacere nel loro piacere della novità?. E tanto più, quanto più sono amici! Perché attraverso il legame dell’amore, quanto più noi viviamo in essi, tanto più le cose vecchie diventano nuove anche per noi6.
 
Il discernimento e la formazione sono compiti essenziali non solo per il bene dei candidati ma – come investimento spirituale e pastorale – per lo stesso Istituto, a partire proprio dai formatori che, in quest’opera, mantengono vivo in se stessie nella comunità l’amore per la propria vocazione; per questo motivo
         
si auspica che vengano destinate alla formazione le migliori forze, anche se questo comporta notevoli sacrifici. L’impiego di personale qualificato e la sua adeguata preparazione è un impegno prioritario.
(…) Potremmo passare in rassegna molte altre attese della vita consacrata all’inizio di questo nuovo millennio e non finiremmo più, perché lo Spirito spinge sempre in avanti, sempre oltre. E’ la parola del Maestro che tanto entusiasmo deve suscitare in tutti i suoi discepoli e discepole per far memoria grata del passato, vivere con passione il presente, aprire con fiducia al futuro7.


5 Potissimum Institutioni, 2 febbraio 1990, n. 31

6 S. AGOSTINO, Il modo di catechizzare i principianti, libro I, 12, 7

7 Ripartire da Cristo, 19 maggio 2002, nn. 18 – 19
  Sant’Angela           Merici, scrivendo alle proprie consorelle di come devono educare le giovani, ricorda l’amore naturale di ogni madre, e aggiunge:«l’amore secondo lo spirito è, senza confronto, molto più potente dell’amore secondo la carne. Dunque, mie carissime madri, se amerete queste nostre figliole con viva e sviscerata carità, sarà impossibile che non le abbiate tutte particolarmente impresse nel cuore e nella memoria» Testamento spirituale    

 

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