Fratelli di san Francesco

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3.6 Discernimento

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 Può accadere che un candidato alla vita religiosa in un dato Istituto dimostri  un certo disagio, pur apprezzando lo stile di vita della comunità e stimandone tutti i membri, pur manifestando equilibrio e maturità, pur dimostrando apprezzabili talenti e capacità. Se la persona si dimostra generosa ma insoddisfatta, è bene sondare le ragioni di tale malessere; così se la fraternità lo stima ma lo sente “diverso” nel suo modo di esprimere lo “specifico” dell’Istituto, è doveroso impegnarsi lealmente in un leale discernimento carismatico:

Durante il tempo di formazione,può succedere che, nonostante la buona volontà , riesca impossibile far convergere i doni personali di una persona consacrata nella fraternità e nella comune missione. E’ allora il caso di porsi la domanda: «I doni di Dio in questa persona (…) producono unità e approfondiscono la comunione? Se sì, possono essere ben accolti. In caso contrario, quantunque buoni possano apparire in se stessi, quantunque desiderabili possano sembrare ad alcuni membri, essi non sono adatti per questo particolare Istituto. Non è saggio infatti tollerare linee di sviluppo molto divergenti che non offrono un saldo fondamento di unità nell’Istituto49».
       
        E’ necessario discernere e compiere  la volontà di Dio anche a costo di rinunciare a un membro che potrebbe essere umanamente prezioso per l’Istituto: ciò sarà evidentemente un vantaggio anche per lui, per quanto il distacco possa essere traumatico. La storia ci presenta casi paradigmatici: San Camillo de Lellis, dimesso dai Cappuccini e divenuto fondatore dei Ministri degli Infermi; San Giovanni Bosco, non accettato tra i Cappuccini e divenuto fondatore dei Salesiani.
        Non ci si deve lasciare condizionare dal rispetto umano e nemmeno dall’assillo del numero; è meglio rimanere pochi ma unanimi piuttosto che molti ma discordi. Inoltre è meglio che una vocazione sia felice altrove piuttosto che frustrata (e frustrante) in “questo” Istituto:

Pertanto, in quest’epoca di evoluzione culturale e di rinnovamento ecclesiale, è necessario che l’identità di ogni Istituto sia conservata con tale sicurezza, che si possa evitare il pericolo di una situazione non sufficientemente definita, per cui i religiosi, senza la dovuta considerazione del particolare stile di azione proprio della loro indole, vengano inseriti nella vita della Chiesa in modo vago e ambiguo50.

        E’ raccomandabile molta fermezza con persone che «non si sentono a casa» e tendono a ritagliarsi spazi di autogestione:

Il prevalere di progetti personali su quelli comunitari può intaccare profondamente la comunione della fraternità51.


  1.  Discernimento delle motivazioni

Quando  si verifica  una grave    crisi vocazionale o addirittura una defezione, spesso ci si esamina per scoprire eventuali errori o carenze riguardanti il periodo formativo; oppure si valutano, nel tempo trascorso dal soggetto nell’Istituto, quei segnali e sintomi di inadeguatezza che sono stati trascurati o minimizzati; più raramente si risale alle motivazioni per le quali il candidato aveva chiesto di entrare nella vita religiosa: forse perché le si consideravano “ovvie”, trovando invece una drammatica smentita:

Urgono allora i problemi che la ricchezza e la complessità di questo tessuto umano pongono alla pastorale delle vocazioni e nello stesso tempo alla formazione. E’ qui in causa il discernimento delle vocazioni. Soprattutto forse in certi paesi alcuni candidati e candidate si presenteranno per cercare più o meno coscientemente una promozione sociale ed una sicurezza per l’avvenire; altri vedranno la vita religiosa come il luogo ideale di un impegno ideologico per la giustizia. Altri, infine, di spirito più conservatore, si aspetteranno che la vita religiosa sia il luogo di salvaguardia della loro fede, in questo mondo considerato corrotto. Queste motivazioni rappresentano il risvolto di un certo numero di valori, ma richiedono di essere purificate e raddrizzate.
Nei paesi cosiddetti sviluppati, sarà forse l’equilibrio umano e spirituale che bisognerà promuovere, a base di rinuncia, di fedeltà duratura, di generosità serena e costante, di gioia autentica e di amore.52

Come già si è detto nei paragrafi riguardanti le dimensioni sessuale, affettiva e psichica, spesso accade che, nell’agire della persona, le intenzioni deliberatamente espresse siano condizionate da fattori inconsci (bisogni, inconsistenze, ecc.). Occorre che il formatore impari a leggere ed interpretare ciò che sta sotto certe formulazioni di principio manifestate dal candidato:

Educare significa anzitutto far emergere la realtà dell’io, così com’è, se si vuole poi portarlo ad essere come deve essere: la sincerità è un passo fondamentale per giungere alla verità, ma è necessario in ogni caso un aiuto esterno per vedere bene l’interno. L’educatore vocazionale, allora, deve conoscere i sotterranei del cuore umano, per accompagnare il giovane nella costruzione dell’io vero.53   
Qui si colloca la questione importante delle effettive ragioni spirituali, distinte da altre motivazioni, che guidano l’andamento delle scelte per la vita.54
Tutto quello che appare come segno di maturità e di crescita o come segno di immaturità o di patologia rimanda sempre ad altro: a quell’insieme complesso di motivazioni che stanno all’origine dell’operare della persona nella sua misteriosa interezza. I singoli segni, in se stessi, attendono di essere decifrati. Un buon discernimento non può fermarsi ad essi, isolandoli dal contesto della personalità. Ognuno di essi può meglio esser compreso se si cerca di collocarlo nel quadro psicologico più dinamico, nel quale risiedono le vere motivazioni delle scelte e dell’agire umano: motivazioni che, spesso,  non sono note al soggetto stesso nelle loro radici profonde.
La medesima logica vale anche per i segni o sintomi di tipo sessuale, che possono riflettere motivazioni o bisogni del soggetto molto diversi tra loro.
In campo educativo non si può prescindere dalle motivazioni per cui una persona agisce: un’azione in sé positiva può diventare anche cattiva se l’intenzione che la motiva è di segno opposto. L’azione umana, infatti, può essere motivata sia dagli ideali che entrano a costituire l’orizzonte dei desideri (ciò che la persona vuole diventare), sia dai bisogni o tendenze che provengono dalla natura e dall’esperienza personale (ciò che la persona è in realtà). La tensione che ne consegue può diventare anche lotta o conflitto tra i due livelli di motivazioni. Di ciò, sia il soggetto che l’educatore devono tener conto.55 

        Il giovane chiamato porta con sé un bagaglio di desideri inespressi di gratificazione affettiva egoistica, di compensazione del senso di inferiorità, di mistificazione delle contraddizioni, di distruzione della solitudine, ecc.) che condizionano il suo agire e inquinano la trasparenza della risposta; le motivazioni contraddittorie inconsce creano un‘immagine gonfiata e distorta dell’io, paragonabile alla statua della visione del re Nabucodonosor: «basta il sassolino d’un discernimento ben condotto per ridurla a pezzettini. Quei desideri dunque non avrebbero più senso, non sono veri, non possono dare felicità, sono una fregatura.56 Comincia allora a ristabilirsi una certa gerarchia di valori, basata su quella che Ignazio chiamava l’indifferenza. Indifferenza come liberazione interiore da ciò che schiavizza il cuore e la mente, come capacità di relativizzare ciò che non è Dio e non conduce a Dio, lasciando decantare motivazioni e interessi egoistici o utilitaristici. Non è ancora libertà piena, ma è liberazione dalle falsità che impediscono di essere liberi (distorsioni percettive, pregiudizi, certi atteggiamenti emotivi, aspettative irrealistiche ecc.). Non è ancora scelta esplicita di ciò che è buono e a Dio gradito, ma è disporsi a vivere nella fede la prospettiva decisionale. L’uomo vecchio, che va a naso o è cieco o non sente, e di fatto non decide ma segue i suoi impulsi, non è morto ancora, ma sta nascendo l’uomo nuovo, quello che s’apre ai desideri dello Spirito e vuole scoprire la volontà di Dio57».
        Il formatore, per “non illudersi e non illudere”58, deve impegnarsi a capire e a manifestare le reali motivazioni di un candidato; per esempio è tenuto a dire, senza rispetto umano, a un soggetto narcisista: «Attento la tua “ammirevole” generosità non è libera e gratuita; tu “hai bisogno che gli altri abbiano bisogno di te”…per questo ti arrabbi e ti deprimi quando non vieni ringraziato o non ti senti utile a qualcuno». Oppure a chi è condizionato dal senso di inferiorità: «Attento, tu sogni di diventare sacerdote perché “Finalmente” starai sul presbiterio al centro di tutti gli sguardi e non solo tutti si accorgeranno di te, ma addirittura staranno in silenzio ad ascoltarti. Ma poi, quando ti capiterà di non essere impegnato nel ministero e sarai da solo in cella senza essere cercato, tornerai a sentirti “nessuno”; la tua dignità proviene da Dio che ti ha chiamato e non dagli incarichi che cerchi». A chi è ancora immaturo nell’affettività e cerca inconsciamente gratificazioni: «Attento, tu scrivi delle lettere di “consigli spirituali” per avere la consolazione della risposta; vai da quel confratello a parlare di spiritualità, ma di fatto cerchi la sua compagnia; vai in Chiesa davanti al Santissimo nella speranza che venga qualcuno a chiederti preghiere e a farti complimenti per la tua devozione».
        Il formatore deve essere comunque umile e  non avere la pretesa di saper scrutare i cuori; non è “infallibile”, per cui fa bene ad aspettare adeguatamente prima di esprimersi, andando oltre le prime impressioni; non vede “tutto”, per cui è saggio se tiene conto anche delle osservazioni di altri formatori e di persone abitualmente vicine al candidato.
        Soprattutto è indispensabile, per chi è impegnato nel discernimento, un forte senso di responsabilità e un grande amore alla verità; è l’esempio trasparente e senza retorica di santa Teresa di Lisieux, dottore della Chiesa, inconsapevole grande maestra di formazione:

E’ sorprendente come in Teresa, ragazza semplicissima e senza particolare cultura, sia forte la tensione verso la verità: «Chi non vuol sentire la verità non deve rivolgersi a me», sino a poter dire di sé  e della propria vita: «Si, mi sembra di aver cercato sempre solo la verità»59.
E’ con questa passione coerente e incrollabile della verità che Teresa ha corroso ogni barriera di ambiguità, meschinità, opacità che si frapponesse nella felpata vita monastica, nella spiritualità inconsistente, nei discorsi devoti, ma fantasiosi, nell’agiografia immaginifica e fuorviante. Ma, data la sua consapevole ricerca della verità, ha rischiato inconsciamente di credere che il problema fosse facilmente risolvibile ritirandosi «dentro di sé», come tante proposte spirituali suggerivano, attribuendo, o rischiando di attribuire, eccessiva importanza ai propri sentimenti, anzi assumendoli quasi come prova e garanzia della verità dell’esperienza spirituale. In tal senso la clausura, quale forma radicale di ricerca solitaria della verità, avrebbe potuto costituire un pericoloso tranello.
E’ in fondo il pericolo che si corre anche oggi nel nostro modo di proporre la direzione spirituale come forma di accompagnamento dei giovani verso la vocazione: quello di non sottolineare abbastanza tale cammino come tensione verso la verità, o verso quel centro che esiste indipendentemente dal soggetto, al di là dei suoi sentimenti e risentimenti60.

Schema sintetico per il discernimento61

1) Salute fisica ed equilibrio mentale. Sufficiente maturità umana. Eventuali antecedenti negativi della famiglia quanto a salute psichica, alcoolismo o alla dipendenza da droghe. Sofferenze familiari (cfr. Nuove vocazioni per una nuova Europa, n. 37b).

2) Virtù naturali: sincerità, laboriosità, prudenza, onestà, costanza, fermezza di convinzioni , spirito di sacrificio e di servizio, capacità di convivenza e di lavoro in comune (cfr. can. 245, 2 e 275, 1).

3) Dottrina: conoscenza ed adesione alla dottrina cattolica. Ortodossia della fede. Convinzioni ferme circa le posizioni contrarie al Magistero, oggi patrocinato da certi gruppi, come ad esempio: le ideologie radicali; l’ordinazione delle donne; certe opinioni circa la morale sessuale e circa la castità consacrata (rispettivamente a:  celibato ecclesiastico). Comprensione della natura e della finalità della consacrazione religiosa (rispettivamente a: ministero ecclesiastico).

4) Amore alla Sacra Scrittura. Interesse per le letture formative. Preoccupazione per la conoscenza dei documenti del Magistero della Chiesa.

5) Obbedienza: disponibilità ad accogliere quanto disposto dai superiori. Fiducia nella         gerarchia della Chiesa. Osservanza delle leggi della Chiesa (can. 273).

6) Povertà di fronte ai beni materiali: rispetto dei beni della Chiesa; distacco; sobrietà nell’uso delle cose; sensibilità a riguardo dei poveri e dei sofferenti (can. 282, 1).

7) Castità (rispettivamente a: Celibato): chiarezza di idee circa la sua natura e significato positivo. Piena accettazione del valore della castità non solo come condizione per la Professione religiosa. Sufficiente maturità affettiva e chiara identità sessuale. Atteggiamento equilibrato verso l’altro sesso: prudenza, controllo dell’affettività, delicatezza di atteggiamento. Linguaggio, conversazioni, dipendenza dai mezzi di comunicazione (telefono, televisione, Internet).

8) Virtù soprannaturali: spirito di fede, amore a Gesù Cristo e alla Chiesa, pratica e spirito di orazione, amore alla SS.ma Vergine Maria. Amore all’Eucaristia e partecipazione quotidiana alla celebrazione eucaristica. Celebrazione della Liturgia delle Ore. Recita del Santo Rosario. Frequenza regolare al Sacramento della Penitenza. Generosità Fraterna (rispettivamente a: zelo apostolico). Amore alla liturgia. Spirito di abnegazione e mortificazione (cfr. can. 245, 2 e 246). Coerenza con lo stile di vita religioso e buona testimonianza.

9) Equilibrio di giudizio nel valutare  situazioni e nel prendere conseguenti decisioni pratiche. Capacità di ragionevole pianificazione.

10) Spirito comunitario:  capacità di convivere  (cfr. Elementi essenziali dell’insegnamento della Chiesa sulla vita religiosa, 3 aprile 1983, n. 19: «la capacità di vivere la vita comunitaria […] è un importante elemento di giudizio per riconoscere l’opportunità di accettare un candidato»). Capacità di lavorare in collaborazione. Disponibilità ad una ragionevole pianificazione del lavoro. Sensibilità di fronte al dolore e alla miseria altrui.

11) Eventuale presenza di certi difetti: falsità? Egoismo? Avarizia? Arrivismo? Disistima della castità consacrata? Arroganza?  Mancanza di onestà? Carattere difficile? Pigrizia? Irresponsabilità? Testardaggine? Complessi di inferiorità sociale? Trasandatezza nella cura della persona? Attivismo? Ricerca delle comodità? Ricerca di vantaggi materiali alla famiglia, dipendenza affettiva o grave conflittualità verso i genitori? Aggressività? Ipocrisia? Dipendenza dall’alcool o dalle droghe? Tendenze affettive anormali? Modi poco consoni alla propria identità sessuale? Strutturale incapacità di decidere (cfr. Linee comuni per la vita nei nostri seminari, n. 16)? Superbia? Individualismo?.

12) Direzione spirituale: se è regolare e con chi (can. 239, 2 e 240, 1).

13) Eventuali referenze da parte dei sacerdoti della parrocchia di provenienza

14) Opportuni referti medici relativi a patologie trascorse o presenti.

15) Auspicabili riscontri anche occasionali, di “buona fama” del candidato presso persone di sua conoscenza (amici, educatori, colleghi di lavoro, ecc.).62

 

 


49 La vita fraterna in comunità, 2 febbraio 1994, n. 40; cfr. Elementi Essenziali della Vita Consacrata, 3 aprile 1983, n. 22

50 Mutuae relationes, 14 maggio 1978, n. 11

51 Ripartire da Cristo, 19 maggio 2002, n. 12

52 Potissimum Institutioni, 2 febbraio 1990, n. 88

53 Nuove vocazioni per una nuova Europa, 8 dicembre 1997, n. 35 a

54 Linee comuni per la vita nei nostri seminari, 25 aprile 1999, n. 11: cfr. la citazione più ampia alla Nota 75 di questa relazione

55 Linee comuni per la vita nei nostri seminari, nn. 12-13

56 Cfr. A. CENCINI, Amerai il Signore Dio tuo, EDB, Bologna 2000, pp. 76-79

57 A. CENCINI, Vita consacrata, San Paolo ed., 1994, p. 199

58 Cfr. Linee comuni per la vita nei nostri seminari, n. 19: citato alla Nota 66 di questa relazione

59 TERESA DI LISIEUX, «I miei pensieri», Scritti autobiografici, Mimep – Docete, Pessano (MI) 1997, p. 20

60 A. CENCINI, «Il cuore del mondo» Accompagnare un giovane al centro della vita, Paoline, Milano 2006, pp. 31-32

61 Il testo, in mancanza di uno specifico per la vita consacrata, è stato redatto – con piccole modifiche per adattarlo ai religiosi – riferendosi a: CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI, Gli scrutini per i candidati agli Ordini, 10 novembre 1979: EV 16, 1322-1338

62 La sottolineatura tratteggiata segnala “aggiunte” al testo originale

 

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