Fratelli di san Francesco

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Gli scritti di san Francesco

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San Francesco ha lasciato diversi scritti, ma non ha mai fatto lo scrittore per professione. Ha piuttosto scritto per necessità o per zelo apostolico: infatti scrive per trasmettere le disposizioni legislative, per esortare e consigliare i frati ed i fedeli, per lodare Dio. Spesso ci si meraviglia di fronte al numero dei suoi scritti, perché egli stesso più volte si dice ignorante, semplice ed idiota; la meraviglia aumenta se si pensa che il contemporaneo san Domenico, uomo di cultura e fondatore di un ordine colto, non ha lasciato alcuno scritto di rilievo.
Per quanto riguarda la lingua si sa che san Francesco, sia nella vita che nella predicazione, si serviva normalmente della lingua del popolo, che conosceva meglio del latino; sappiamo per esempio che nel 1213 a San Leo predica in volgare sul tema: "Tanto è quel bene ch'io aspetto, che ogni pena m'è diletto". Nonostante ciò tutti i suoi scritti, ad eccezione del "Cantico delle creature" e del "Cantico per le clarisse", sono in latino: si può pensare che si sia adattato al latino, per garantire una maggiore diffusione, dal momento che le numerose lingue volgari erano conosciute in un cerchio molto ristretto.
San Francesco sapeva scrivere, cosa non frequente ai suoi tempi, come dimostrano gli autografi che ancora possediamo; preferisce però dettare, piuttosto che scrivere personalmente, e pur esigendo fedeltà nel riportare il pensiero, lascia libertà per quanto riguarda lo stile; si è inoltre servito di più segretari, ed è presumibile che abbia dettato in volgare anche quanto ci è giunto in latino.

REGOLE ED ESORTAZIONI

Nella prima parte degli scritti vengono raccolte le regole e le esortazioni. Le regole sono: la regola non bollata, la regola bollata, la regola per i frati che vivono nei romitori. Le esortazioni comprendono: l'ultimo testamento, il testamento di Siena, due scritti a santa Chiara e 28 ammonizioni.

La "Regola non bollata", detta così perché non sottoposta all'approvazione pontificia, è stata scritta da Francesco nel 1221, ma include la brevissima forma di vita approvata oralmente da Innocenzo III nel 1209, arricchita da quanto era stato stabilito nelle assemblee capitolari che si tenevano per lo meno una volta l'anno: è quindi frutto dello sforzo organizzativo compiuto dal movimento francescano nel lungo arco di tempo che va dal 1209 al 1221.
La "Regola bollata" è stata scritta da san Francesco nella primavera del 1223 a Fontecolombo, nella valle reatina, con la collaborazione di frate Leone e di frate Bonizio; presentata al capitolo generale del 1223, è stata approvata dall'assemblea dei frati e approvata definitivamente da papa Onorio III il 29 novembre dello stesso anno.
La "Regola per i romitori" è una chiara testimonianza della vita minoritica primitiva; in essa Francesco dà ai frati che vivono negli eremi norme particolari da osservarsi assieme a quelle previste per tutti. Scritta tra il 1217 ed il 1221, è stata composta da Francesco senza l'aiuto né del cardinale Ugolino, né di frate Cesario, né di altri, e quindi può considerarsi la più schietta e personale regola tra quelle che egli ha lasciato.
Il "Testamento", dettato negli ultimi giorni della vita, è una sintesi autobiografica dell'esperienza spirituale del santo, dalla conversione alla morte.
Il "Piccolo testamento" è stato dettato a Siena nell'aprile maggio 1226, quando una grave malattia sembrava dovesse porre termine alla sua vita terrena.
I due brevi "Scritti inviati a santa Chiara" ci sono conservati da lei stessa nel capitolo VI della Regola delle clarisse.
Le 28 "Ammonizioni" sono state raccolte in occasione dei capitoli. Le prime dodici hanno argomenti eterogenei, mentre le successive richiamano le beatitudini evangeliche.

LETTERE

La seconda parte degli scritti di san Francesco è riservata alla lettere. Purtroppo alcune, come quelle inviate a sorella Chiara, a frate Elia, al cardinale Ugolino, ai frati di Bologna, al provinciale dei minori di Francia, non ci sono pervenute.
Quelle che sono pervenute sono o circolari di carattere dottrinale o semplici biglietti occasionali. Alcune, come quelle a tutti i fedeli, a tutti i chierici e ai reggitori dei popoli, riguardano tutti, mentre altre, e precisamente quelle al capitolo generale, ad un ministro, a tutti i custodi, a tutti i guardiani, hanno destinatari impegnati nell'ideale francescano.

Nella "Lettera a tutti i fedeli" qualcuno riscontra il primo documento scritto per i penitenti che seguono il Poverello; è più spirituale ed esortativo che giuridico, come del resto la prima regola dei frati nei confronti della seconda. In realtà questa lettera, nella sua recezione più breve, è inserita nella nuova regola dell'Ordine francescano secolare. La "Lettera a tutti i chierici" ha come tema la presenza di Cristo tanto nel sacramento dell'eucaristia quanto nelle parole della sacra scrittura. Si è molto discusso sull'autenticità della "Lettera ai reggitori dei popoli", ma i critici più recenti l'accolgono.
Nella "Lettera al capitolo", secondo alcuni inviata a tutti i frati, Francesco insiste particolarmente sugli obblighi dei chierici, lasciando chiaramente intravedere che ormai accetta il processo di clericalizzazione in atto nel suo movimento. La "Lettera ad un ministro" è una risposta a precisi quesiti posti da un frate sul punto di cedere alla tentazione di dimettersi e di ritirarsi in un romitorio; è tra le pagine più rivelatrici dell'anima di Francesco e particolarmente della sua umanità e del suo equilibrio. La "Lettera a tutti i custodi" oggi, dopo molte dispute, appare ai critici autentica. La "Lettera ai guardiani" è un invito alla diffusione di alcuni scritti del santo. La "Lettera a frate Leone" porta le tracce dell'anima del serafico padre, con la sua fede e la sua tenerezza materna. La "Lettera a frate Antonio" oggi, dopo accurate indagini, viene abitualmente ritenuta autentica. La "Lettera a donna Giacomina" è stata scritta quando ormai Francesco era moribondo ed è citata dal "Trattato dei miracoli", dallo "Specchio di perfezione" e dalle "Considerazioni delle stimmate".

LODI E PREGHIERE

Un'altra parte molto importante degli scritti di san Francesco è costituita dalle lodi e dalle preghiere.
Le "Lodi delle virtù" vengono ricordate anche dal Celano nella sua "Vita seconda": una preghiera che ci meraviglia per la sua originalità. Il "Saluto alla Vergine" documenta il tipo di preghiera estatica nelle lunghe soste oranti alla Porziuncola.
Le "Lodi di Dio altissimo", autografe, possono essere considerate come il cantico di Dio, frutto dell'esperienza mistica de La Verna; risalgono al settembre del 1224, dopo l'impressione delle stimmate, come precisa la rubrica dell'autografo; di esse parla anche il Celano (II Cel. 49). La "Benedizione a frate Leone" si trova autografa nella stessa pergamena che riporta le Lodi di Dio altissimo; ce ne riferisce anche il Celano nella "Vita seconda" (II Cel. 49).
Il "Cantico delle creature", scritto in volgare ed intenzionalmente in poesia, è al tempo stesso sublime preghiera ed altissima lirica; è il grido dell'anima di Francesco e del suo cuore innamorato di Dio e delle creature. La prima parte fu composta a San Damiano nella primavera del 1225 (K. Esser afferma che fu composta nell'autunno del 1225), le altre due parti nell'agosto e nel settembre del 1226.
Le "Lodi per ogni ora" sono riconosciute universalmente autentiche; spesso nei codici sono unite al "commento al Pater noster". Francesco le diceva prima delle ore diurne e notturne dell'ufficio della beata Vergine e della passione. Il "Commento al Pater noster" è stato lungamente discusso; ai nostri giorni è abitualmente ritenuto autentico e viene separato dalle lodi per ogni ora.
Discussa anche ai nostri giorni è l'autenticità della "Preghiera davanti al crocifisso", che sarebbe stata composta nel 1206 e quindi sarebbe il più antico scritto del santo. La Preghiera "Absorbeat" è citata come opera di san Francesco da Ubertino da Casale; probabilmente però ne è lui l'autore, almeno nel testo letterale, anche se essa rispecchia un atteggiamento ed una terminologia propri del serafico padre.
L' "Ufficio della passione" è un'opera di profondo significato morale e spirituale. Dei quindici salmi che lo compongono, solo due sono presi alla lettera dal salterio; gli altri tredici risultano elaborati dal santo con versetti di salmi, intersecati da passi di Geremia, di Isaia, dell'Esodo, del Nuovo Testamento e della liturgia. È ritenuto da tutti autentico.

I suoi scritti (per ora i link non funzionano !)

>> Ammonizioni

>> Forma di vita data a S. Chiara

>> Regola di vita negli eremi

>> Regola bollata

>> Regola non bollata

>> Testamento si San Francesco

>> Testamento di Siena

>> Ultima volonta scritta a S. Chiara

Le Lettere

>> Lettera a donna Giacomina

>> Lettera ad un Ministro

>> Lettera a Frate Antonio

>> Lettera a Frate Leone

>> Lettera ai reggitori dei popoli

>> Lettera a tutti i chierici

>> Lettera a tutto l'ordine

>> Lettera ai fedeli (prima recensione)

>> Lettera ai fedeli (seconda recensione)

>> Lettera ai custodi

>>> Il Corpo del Signore

 

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