Fratelli di san Francesco

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12. Signore mostraci la via...

 

“Mi basta che siate giovani perchè io vi ami molto”

“Non basta che i giovani siano amati: occorre che se ne accorgano!”
(San Giovanni Bosco)

 

“Nella Chiesa non c’è posto per chi fa del male ai giovani”
(Giovanni Paolo II)

 

“In tutta la Chiesa Pietro dice ogni giorno «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16) e ogni lingua che confessa il Signore viene formata dal magistero di questa voce”
(San Leone Magno, papa - Disc. 3 sul suo natale, 2-3)

 

        Anni fa, i giovani hanno posto al Papa alcune domande scaturite dal Convegno Giovanile diocesano di Como.
A questi interrogativi Giovanni Paolo II ha risposto con un discorso memorabile per chiarezza e concretezza che pubblichiamo di seguito. Si tratta di un programma di vita spirituale davvero sintetico da applicarsi con metodo nel quotidiano da parte di chiunque voglia amare sinceramente Cristo.

“ Carissimi giovani!
Mi chiedete come sia possibile, oggi, vivere da cristiani in un contesto che sembra dominato da una cultura del sospetto, della disperazione e della morte, con le inevitabili conseguenze, a voi ben note, di vuoto interiore e di indifferenza che vi accompagnano.
Carissimi, il Signore Gesù ha pregato per noi, perché fossimo «nel» mondo, ma non «del» mondo.
        Ciò significa che la fede, resa sempre più personale, libera e solida, mette il credente nella condizione di remare anche contro corrente e di affrontare il rischio di essere talora incompreso e persino deriso. Non ci si deve impaurire per questo. Sforzatevi di amare anche coloro che vi possono sembrare nemici; siate però intransigenti quando si tratta di difendere la verità.
        Siate poi convinti del valore che la fede cristiana ha per la città terrena. Aderire a Cristo non significa soffocare le virtù umane autentiche, ma piuttosto purificarle ed esaltarle. Quanto più sarete cristiani tanto maggiormente sarete autenticamente umani.
Per essere significativi in un ambiente ostile è inoltre di fondamentale importanza restare uniti. Dio non ci salva da soli ma come suo Popolo. In un mondo che tende all’individualismo, occorre scoprire e gustare profondamente il senso di appartenenza alla Chiesa. Penso alla Chiesa universale; ma penso pure alla concretizzazione che di essa si ha nella Chiesa particolare (cfr Lumen gentium, 23) e, perciò, nella vostra Diocesi, intorno al Vescovo ed ai sacerdoti. Siate fieri delle vostre comunità. In ciascuna di esse è presente Cristo. A Lui stringetevi, per diventare pietre vive della sua Chiesa (cfr 1 Pt 2,5).
La comunità a cui appartenete vi difende e soprattutto vi prepara alla missione che siete chiamati a svolgere nel mondo. A sua volta, essa ha bisogno di voi, della vostra generosità e della vostra audacia, per essere viva ed operante nel mondo di oggi. Per essere giovane! Chiesa sii giovane! Avete mai visto un Giovane di Duemila anni? È la Chiesa! È sempre giovane, è sempre bella, sempre viva, sempre attraente, è sempre difficile, molte volte è attaccata, ostacolata, ma è sempre se stessa questa Chiesa: quello che dico lo dice San Paolo!
        Cari giovani, spesso vi sentite richiamare l’esigenza della formazione spirituale e apostolica; ed ecco che mi domandate quali sono le linee portanti di un’autentica crescita in Cristo mediante lo Spirito Santo.
Vi rispondo additandovi l’esempio dei santi e ricordandovi ciò che la tradizione cristiana non ha mai cessato di sottolineare. Occorre un’assidua partecipazione alla vita liturgica, soprattutto al Sacrificio del Signore morto e risorto, che si rende presente nella Santa Messa. Voi avete un’occasione propizia per approfondire questa verità. Inizia l’anno eucaristico, anzi lo apro proprio con questa mia visita pastorale. Preparatevi bene a questo grande evento spirituale. Trovate il tempo per partecipare alla Messa non solo alla Domenica e nelle feste principali, ma anche nei giorni feriali. E riscoprite il valore dell’adorazione silenziosa di Cristo realmente presente nel tabernacolo. Gli consentirete così di coinvolgervi nel suo dinamismo di santità, di lode e di gratitudine verso il Padre. Perché Eucaristia vuol dire gratitudine. E vorrei dirvi che l’Eucaristia è una cosa stupenda: quanto più la celebro, quanto più celebrando partecipo a questo grande Mistero della fede, sempre più ammiro la sua brevità, la sua completezza: tutto è detto, tutto è compiuto, non si può aggiungere niente di più. E così non si può vivere senza Eucaristia, perché non c’è un altro linguaggio in cui così profondamente sia inscritta la vita umana di ciascuno di noi. E questa si chiama vita di fede.
        Crescere nella vita di fede suppone, poi, un serio itinerario di catechesi, nel quale vi può essere d’aiuto lo studio diligente del Nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica. La catechesi non è un adempimento noioso, è una riscoperta del senso e dell’efficacia dei sacramenti del Battesimo e della Confermazione. Ricorrete poi al sacramento della Confessione, momento con il quale alcuni hanno un po’ di difficoltà; eppure esso tanto ci aiuta, tanto ci guida se visto non solo come rito da compiere nelle grandi occasioni o per poter ricevere l’Eucaristia, ma come esperienza privilegiata della misericordia di Dio e strumento di umana maturazione. Misericordia di Dio, amore di Dio, per chi, pur nella debolezza, sa di essere chiamato a un destino di santità, ecco la maturazione.
E poi, la preghiera. Unitevi alla Chiesa, che prega al mattino con le Lodi e alla sera con i Vespri; scoprite la bellezza del Rosario. Accanto all’orazione, alla contemplazione, imparate anche ad essere fedeli all’incontro personale con Cristo nella meditazione della Scrittura secondo la Tradizione vivente della Chiesa, e nella lettura di testi spirituali, soprattutto di Santi. La vita intera può diventare preghiera, se si stabilisce con precisione un programma di «tempi forti» di orazione.
        Il cammino della santità non può prescindere, cari giovani, dalla educazione all’amore autentico, attraverso l’esercizio della castità come preparazione al dono libero e maturo di voi stessi nel matrimonio o nella verginità per il Regno di Dio. Seguire Gesù comporta, inoltre, uno stile di vita semplice e sobrio, che vi renda capaci di rinunciare al superfluo, di dominare i vostri istinti e di aprirvi agli altri, soprattutto ai più poveri, ai bisognosi.
Allenatevi al sacrificio, cari ragazzi e ragazze, per poter superare, al momento opportuno, le difficoltà ed essere pronti ad amare non solo a parole, ma con le opere, con i fatti. Molti fra voi dedicano una parte del loro tempo libero ad attività di volontariato. Il volontariato può essere una provvidenziale palestra di amore gratuito e di solidarietà, nella quale imparare la ricchezza di una vita donata a tempo pieno e senza rimpianti. Ecco un breve programma di come maturare. Momento privilegiato di questa maturazione è appunto la giovinezza. La maturazione del corpo, la si vede quando vi si guarda mentre cantate, mentre danzate, mentre vi muovete. Tutto questo ci dice che siete maturi, che siete pieni di forza… ma insieme a questa maturazione fisica, sportiva, deve crescere un altro genere di sport, la maturazione spirituale, perché l’uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Questo è stupendo.
        Cari amici, so che il vostro Vescovo tiene molto alle vocazioni sacerdotali e a quelle di particolare consacrazione. Questo tema vi viene ripresentato con insistenza. Per questo mi avete interrogato circa il motivo di tale richiamo, che va in senso contrario alla mentalità oggi diffusa nell’opinione pubblica. Mi domandate come riconoscere la chiamata di Dio per rispondere ad essa generosamente.
        Vorrei anzitutto precisare che l’invito ad una scelta di radicalità evangelica nella verginità per il Regno non nasce da  una diminuita stima nei confronti del matrimonio e della famiglia. Scaturisce piuttosto dalla convinzione che l’appartenenza a Cristo in modo diretto ed esclusivo, costituisce un richiamo concreto ed efficace alla verità ultima dell’amore umano, che anche nel matrimonio è chiamato a trascendersi, aprendosi a Dio attraverso il coniuge.
        Ciò premesso, una constatazione s’impone: una comunità ecclesiale che vive le esigenze e la gioia del Vangelo riesce ad esprimere la ricchezza delle diverse vocazioni cristiane. Ecco, allora, un invito per tutti. Sostate, cari amici, in preghiera davanti al Signore per ascoltarLo: può essere che Egli vi chieda qualcosa di più della via «usuale» della famiglia, della professione, del servizio nella società. Non pensate di avere già chiarito il vostro futuro, se ancora non vi siete posti, con disponibilità interiore, davanti al Signore per domandargli dove vi vuole e come vi vuole. E questo, direi, è una caratteristica significativa della gioventù: essere giovani vuol dire chiedersi qual è la mia vocazione, che cosa Dio vuole da me, che cosa si aspetta. Così subito si vede che la vostra umanità giovane è dinamica, è aperta, ha un futuro.
Allora davanti al Signore chiedeteGli luce per capire quale disegno Egli abbia su di voi ed implorate la forza necessaria per attuarlo. Non crediate di risolvere il problema della vostra vocazione da soli. Avete bisogno di una guida spirituale, o di un sacerdote che vi aiuti a vedere con ampiezza e profondità la situazione che vi si apre davanti, per decifrare gli impulsi del cuore che risponde alla grazia. Il padre spirituale non si sostituirà certo a voi nella scelta; vi darà però coraggio e vi sosterrà nei momenti difficili della prova. La pace, che vi nascerà in cuore dopo la decisione, sarà il segno più chiaro della giustezza del vostro «sì» a Cristo. E questo vi dice un uomo che ha fatto esperienza della stessa realtà, della stessa strada. E appunto a questa vostra età, in questi vostri anni.
Sono gli anni di una grande riscoperta.
        Mi chiedete, infine, come dovete prepararvi a svolgere in modo efficace il vostro compito missionario nei confronti di chi non crede ancora, o non crede più. La domanda è importante e voi la ponete in modo intelligente. Vi interrogate infatti sul come prepararvi, mostrando con ciò di essere coscienti della difficoltà di un simile compito.
Conviene intanto prendere atto di quale compito si tratta. La missione non è un «optional», qualcosa di facoltativo per il cristiano. È piuttosto un’esigenza che scaturisce dal suo incontro con Cristo nella comunità ecclesiale. Se a chi è in ricerca voi vi limitaste a portare un aiuto umano senza la proposta cristiana, vi ridurreste a semplici operatori sociali. La Chiesa non è una società filantropica, bensì il sacramento di Cristo, «Luce delle genti» (cfr Lumen gentium, 1). Ecco la convinzione da cui dovete partire.
        Talvolta incontrerete ostilità, più spesso indifferenza. Non perdetevi d’animo. Iniziate dai «vicini» per giungere ai «lontani». La parrocchia e in essa l’oratorio, sono la palestra della missione cristiana. Ci sono, è chiaro, altri «ambienti», quali la scuola, il lavoro, il tempo libero, che vi attendono e che possono divenire contesti di autentica testimonianza cristiana. Tuttavia la scelta della parrocchia come momento iniziale e decisivo della missione rientra in una strategia pastorale che vi incoraggio a perseguire con tenacia. Anche io ho fatto questa stessa esperienza.
        Non restringete, però, l’attenzione alle vostre comunità. Siate anche pronti ad aiutare e — perché no? — a partire per le missioni «ad gentes», missioni che la vostra Diocesi ha a Sir, in Cameroun, e a Santiago de l’Estero, in Argentina. Sentitevi cittadini del mondo, chiamati ad aprire sentieri di fraternità e di speranza al di là di ogni frontiera.
Cari giovani, gli uomini e le donne di oggi sembrano non di rado vivere con un vuoto enorme nell’animo: sono in attesa che qualcuno parli loro di Cristo. Tante illusioni sono crollate miseramente e tanti progetti umani sono stati travolti dall’onda della violenza collettivistica o individualistica. Rimane quasi soltanto la Chiesa a pronunciare le parole più semplici e più decisive riguardanti il destino della persona e della comunità. Sono le parole di Cristo, quelle che fecero esclamare all’apostolo Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv. 6,68).
Se saprete trasmettere ai vostri amici questo messaggio di vita nuova, voi renderete loro il servizio più necessario ed urgente. Ecco perché, al termine di questo nostro incontro, vi esorto ad inserirvi nella società come fermento che trasforma silenziosamente la massa. Fate in modo che il vostro pensare e il vostro agire siano coerenti con la fede che professate e fate sorgere delle presenze comunitarie, ispirate al Vangelo nell’interpretazione autentica che ne dà la Chiesa.

        Oggi i credenti - e specialmente i giovani - hanno un incarico urgente da svolgere. Il loro compito è di custodire il sorriso del mondo; di un mondo talvolta rabbioso o deluso o annoiato, che ha bisogno di incontrare persone liete, sorridenti e capaci di futuro. Vi illumini l’esempio del Beato Piergiorgio Frassati che così definiva il proprio stile spirituale: «Mi domandi se sono allegro. Come potrei non esserlo, quando la Parola di Dio guida i miei passi e la fede mi sostiene nelle difficoltà?»109.

        Cinque anni dopo il Pontefice aggiungeva:
“Cari Giovani, è difficile credere in un mondo così? Nel Duemila è difficile credere? Si! È difficile. Non è il caso di nasconderlo. È difficile, ma con l’aiuto della grazia è possibile, come Gesù spiegò a Pietro: “Né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli” (Mt 16,17).
        Questa sera vi consegnerò il Vangelo. È il dono che il Papa vi lascia in questa veglia indimenticabile. La parola contenuta in esso è la parola di Gesù. Se l’ascolterete nel silenzio, nella preghiera, facendovi aiutare a comprenderla per la vostra vita dal consiglio saggio dei vostri sacerdoti ed educatori, allora incontrerete Cristo e lo seguirete, impegnando giorno dopo giorno la vita per Lui!
        In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità: è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna.
        Carissimi giovani, in questi nobili compiti non siete soli. Con voi ci sono le vostre famiglie, ci sono le vostre comunità, ci sono i vostri sacerdoti ed educatori, ci sono tanti di voi che nel nascondimento non si stancano di amare Cristo e di credere in Lui. Nella lotta contro il peccato non siete soli: tanti come voi lottano e con la grazia del Signore vincono!”.

 

cf Discorso di Giovanni Paolo II in visita pastorale a Como, 5 Maggio 1995.

 

“Il Risorto pone a Pietro la domanda che determinerà tutta la sua esistenza:
- Simone di Giovanni, mi ami? - (Gv 21,16). Gesù non gli chiede quali siano i suoi talenti, i suoi doni, le sue competenze. Non domanda neppure a colui che poco tempo prima lo aveva tradito se d’ora in poi gli sarà fedele, se non cadrà più. Gli domanda la sola cosa che conti, la sola che possa dare fondamento ad una chiamata:
- Mi vuoi bene? -.
Oggi il Cristo rivolge la stessa domanda a ciascuno di voi: - Mi vuoi bene? -. Non vi domanda di saper parlare alle folle, di saper dirigere una organizzazione, di saper amministrare un patrimonio. Vi domanda di volergli bene. Tutto il resto verrà di conseguenza. Infatti, mettere i propri passi sulle orme di Gesù non si traduce immediatamente in cose da fare o da dire ma, innanzitutto, nel fatto di amarlo, di restare con lui, di accoglierlo completamente nella propria vita”110.

 

 

Che cosa dobbiamo fare? Ci interroghiamo con fiducioso ottimismo, pur senza sottovalutare i problemi. Non ci seduce certo la prospettiva ingenua che, di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, possa esserci una formula magica. No, non una formula ci salverà, ma una persona, Gesù Cristo, e la certezza che essa ci infonde:
 
IO SONO CON VOI!
(Karol il Grande, 1920-2005)

 

cf Giovanni Paolo II, Veglia di Tor Vergata, Roma, 19 Agosto 2000; discorso al VII Forum Internazionale dei Giovani, Roma Aprile 2000.

 


 Per informazioni, domande e consigli, scrivi a questo indirizzo email:  fratellidisanfrancesco.it@gmail.com


 

 

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